bdsm
Il principe - Cap.22 - Le regole della regina
09.03.2026 |
319 |
0
"Isolde gemette, le mani nei capelli di Mira e Thorne, spingendo le loro teste contro di sé..."
Roderick tornò dopo mesi di assenza, ma non da solo. La porta si aprì nel tardo pomeriggio, quando il sole filtrava già basso dalle finestre. Lui entrò per primo, corona semplice sulla testa, tunica nera aperta sul petto. Dietro di lui, la regina Isolde - ventre arrotondato dal quinto mese di gravidanza, abito di velluto verde scuro che le fasciava il corpo, capelli biondi raccolti in una crocchia severa. Aveva un sorriso freddo, gli occhi che scrutavano la stanza come se fosse sua per diritto divino.Mira fu la prima a reagire. Si alzò dal pagliericcio dove era seduta con Thorne, nuda come sempre, i seni pesanti e i capezzoli duri. Senza una parola, si avvicinò a Roderick. Si inginocchiò ai suoi piedi, gli prese una mano e la baciò devota, le labbra che sfioravano le dita. Poi si alzò piano, si avvicinò alla regina e fece lo stesso: baciò la mano di Isolde, poi la guancia, poi le labbra - un bacio leggero ma appassionato, la lingua che sfiorava appena.
"Benvenuta, mia regina," sussurrò Mira. "La vostra stanza è pronta. Noi siamo pronti."
Isolde non si ritrasse. Sorrise, una mano sul ventre, l’altra che accarezzò i capelli rossi di Mira.
"Brava," disse. "Vedo che hai imparato il tuo posto."
Roderick rise piano, si sedette sulla poltrona vicino al letto, le gambe aperte.
"La regina vuole divertirsi," annunciò. "E io voglio guardarla."
Isolde si avvicinò al letto, si sedette sul bordo, sollevò l’abito fino alla vita. Non indossava biancheria. La figa era già bagnata, le labbra gonfie, il clitoride eretto. Si appoggiò ai cuscini, le gambe spalancate, e iniziò a masturbarsi lentamente: dita che sfregavano il clitoride in cerchi lenti, poi due dita dentro, spingendo profondo. Gemette piano, gli occhi fissi su di noi.
"Venite ai miei piedi," ordinò. "Tutti e tre."
Obbedimmo. Ci inginocchiammo davanti a lei - Thorne al centro, Mira a sinistra, io a destra. Isolde continuò a masturbarsi, il respiro che accelerava.
"Re Roderick," disse, senza guardarlo, "divertiti con loro. Io voglio guardare."
Roderick si alzò, si slacciò. Il cazzo era duro, spesso. Si avvicinò a Mira per primo. Lei aprì la bocca, lo prese dentro, succhiando profondo, la lingua che girava intorno alla cappella. Roderick gemette, le mani nei suoi capelli rossi, spingendo fino in gola. Mira non tossì. Lo prese tutto, gli occhi fissi sulla regina che si masturbava.
Poi Roderick si voltò verso di me. Mi fece sdraiare sul pavimento, le gambe spalancate, e entrò nella mia figa con un colpo solo. Io urlai di piacere, spingendo i fianchi verso di lui. "Sì... re... scopami... riempimi..."
Isolde accelerò le dita, venendo con un gemito basso, il corpo che tremava, il latte che colava dai capezzoli attraverso la stoffa dell’abito.
"Continuate," ordinò. "Non fermatevi."
Roderick uscì da me e prese Thorne. Lo fece piegare sul tavolo, entrò nel suo culo con un colpo deciso. Thorne gemette, le mani che afferravano il bordo, il cazzo duro contro il legno. Roderick lo scopò ritmico, forte, mentre Isolde si masturbava di nuovo, le dita che entravano e uscivano dalla figa, il pollice sul clitoride.
Mira si avvicinò alla regina, le baciò le cosce, poi la figa. Isolde gemette più forte, lasciò che Mira la leccasse: lingua che sfregava il clitoride, entrava profonda, succhiava. Roderick guardava, scopando Thorne più forte.
"Venite tutti," ordinò Isolde, la voce rotta dal piacere. "Venite ai miei piedi."
Roderick venne nel culo di Thorne con un grugnito, il seme che colava. Thorne venne subito dopo, schizzando sul tavolo. Io venni con le dita, Mira con la lingua della regina. Ci inginocchiammo tutti ai piedi di Isolde, corpi tremanti, coperti di seme e sudore.
La regina si alzò, l’abito abbassato, il viso arrossato.
"Da oggi comando io in questa stanza," disse. "Quando entro, vi inginocchiate. Quando voglio, mi servite. Quando il re vuole, lo servite. Ma ricordate: sono la regina. Tutti ai miei piedi."
Roderick annuì, soddisfatto.
"Ben detto, moglie mia."
Uscirono insieme, la porta che si chiuse a chiave.
La regina Isolde tornò il giorno dopo, sola. Non annunciò il suo arrivo: la porta si aprì con un clic secco, e lei entrò come se la stanza fosse già sua da sempre. Abito nero aderente che le fasciava il ventre arrotondato, capelli biondi sciolti sulle spalle, corona sottile che scintillava alla luce delle candele. Non portava guardie. Non ne aveva bisogno.
Noi tre eravamo già in ginocchio - Thorne al centro, Mira a sinistra, io a destra - come avevamo imparato a fare ogni volta che la porta si apriva. Isolde si fermò davanti a noi, le mani giunte sul ventre.
"Da oggi," disse, la voce bassa e tagliente come una lama, "ci sono nuove regole. E voi le seguirete alla lettera. Io sono la regina. Tutti - voi inclusi - starete ai miei piedi. Sempre. Quando entro, vi inginocchiate. Quando parlo, tacete. Quando voglio, mi servite. Senza domande. Senza esitazioni."
Fece una pausa, guardò Mira.
"Tu, Mira, sei la più spezzata. Lo vedo nei tuoi occhi. Il vuoto ti ha resa perfetta. Da oggi sarai la mia serva personale. Ogni volta che entro, mi leccherai. La figa, i capezzoli, il culo. Mi farai venire mentre il re guarda o mentre sono sola. Se il mio bambino scalcia, mi massaggerai il ventre e mi leccherai fino a farmi rilassare. Se voglio pisciare, aprirai la bocca e berrai. Se voglio venire, mi farai venire. E lo farai con devozione."
Mira annuì piano, gli occhi bassi.
"Sì, mia regina."
Isolde si voltò verso Thorne.
"Tu, Thorne, sei il giocattolo. Quando voglio, ti farò scopare Mira o Elara mentre io mi masturbo. Quando voglio, ti farò leccare il mio seme dal pavimento dopo che il re mi avrà scopata. Quando voglio, ti farò masturbare davanti a me senza venire. Se disobbedisci, la cella. E ci resterai finché non implorerai di uscire."
Thorne annuì, la voce un sussurro.
"Sì, mia regina."
Poi si voltò verso di me.
"Elara, concubina. Tu sei la mia puttana ufficiale. Mi succhierai il re quando vorrò guardarlo. Mi leccherai mentre lui mi scopa. Mi farai venire con le dita o con la lingua quando sarò sola. E se voglio, ti farò scopare da ospiti mentre io mi masturbo guardando. Non avrai orgasmi senza il mio permesso. Non verrai senza che io lo dica."
Io chinai la testa.
"Sì, mia regina."
Isolde si sedette sulla poltrona vicino al letto, sollevò l’abito fino alla vita. La figa era già bagnata, le labbra gonfie. Iniziò a masturbarsi lentamente: dita che sfregavano il clitoride in cerchi lenti, poi due dita dentro, spingendo profondo. Gemette piano, gli occhi fissi su di noi.
"Ora dimostratemi obbedienza," ordinò. "Mira, leccami. Thorne, lecca il culo di Mira mentre lei mi lecca. Elara, succhia i capezzoli di Mira e strizzali fino a far colare latte."
Mira si avvicinò, si inginocchiò tra le gambe della regina. Infilò la lingua nella figa di Isolde, leccando lento e profondo, succhiando il clitoride. Isolde gemette più forte, le mani nei capelli rossi di Mira.
Thorne si mise dietro Mira, le separò le natiche e leccò il suo culo, la lingua che entrava profonda mentre lei lavorava sulla regina. Io mi inginocchiai accanto a Mira, le presi un seno in bocca, succhiai forte il capezzolo, strizzando l’altro. Il latte schizzò caldo sulla mia lingua, colando sul mento. Mira gemette contro la figa di Isolde, venendo quasi subito, il corpo che tremava.
Isolde accelerò, le dita che entravano e uscivano dalla sua figa mentre Mira la leccava. Venne con un grido basso, il corpo che si inarcava, il seme che colava sulla bocca di Mira.
"Bravi," ansimò. "Continuate. Ogni giorno. Ogni volta che entro. Ai miei piedi. Sempre."
Si alzò, abbassò l’abito.
"Da oggi, questa stanza è mia. Voi siete miei. E il re... il re mi guarda divertirsi."
Uscì senza aggiungere altro. La porta si chiuse a chiave.
Restammo in ginocchio, ansimanti, coperti di latte e umori.
La regina Isolde tornò due giorni dopo, nel tardo pomeriggio, quando la luce arancione del tramonto filtrava dalle finestre alte. Entrò senza bussare, come sempre, l’abito nero aderente che le fasciava il ventre ormai evidente, i capelli biondi sciolti sulle spalle. Non portava il re stavolta. Solo lei, con un piccolo cofanetto di legno intarsiato in mano.
Ci trovò già in ginocchio - Thorne al centro, Mira a sinistra, io a destra - come da regola. Isolde si fermò davanti a noi, posò il cofanetto sul tavolo basso, lo aprì. Dentro c’erano tre collari di pelle nera, sottili ma resistenti, con anelli d’argento al centro e una piccola placca incisa: "Proprietà della Regina".
"Oggi variamo," disse, la voce bassa e divertita. "Da ora portate questi. Sempre. Sono il vostro collare di servizio. Quando entro, li indosso io stessa. E voi li accettate."
Prese il primo collare, si avvicinò a Mira. Le sollevò i capelli rossi, lo chiuse intorno al collo con un clic secco. Mira chinò la testa, accettando. Isolde le accarezzò la guancia.
"Tu, Mira, sei la mia serva principale. Oggi ti voglio al centro. Spogliati completamente - se non lo sei già - e sdraiati sul tavolo. Gambe spalancate. Mani dietro la testa."
Mira obbedì subito. Si sdraiò sul tavolo basso, le gambe aperte, la figa già lucida di umore. Isolde le legò i polsi con una corda di seta dal cofanetto, fissandoli sotto il tavolo. Poi prese un piccolo flacone d’olio profumato, ne versò sulle dita e iniziò a massaggiare la figa di Mira: clitoride sfregato in cerchi lenti, dita che entravano e uscivano, preparandola.
"Tu, Thorne," continuò la regina, "le lecche il culo. Profondo. Fino a farmi sentire la tua lingua dentro di lei."
Thorne si inginocchiò dietro Mira, le separò le natiche e infilò la lingua nel suo culo, leccando lento e profondo, entrando e uscendo. Mira gemette, i fianchi che si alzavano leggermente.
"E tu, Elara," disse Isolde, voltandosi verso di me, "le lecchi la figa. Insieme a me. Le nostre lingue si incontrano sul suo clitoride."
Mi avvicinai. Isolde si inginocchiò accanto a me. Leccammo insieme: la sua lingua sulla sinistra del clitoride di Mira, la mia sulla destra. Le lingue si sfioravano, si intrecciavano sul punto sensibile, succhiando piano. Mira gemette forte, il corpo che tremava, venendo quasi subito, il latte che schizzava dai capezzoli in archi bianchi.
Isolde non si fermò. Prese un dildo di legno levigato dal cofanetto - grosso, venoso, lungo - e lo infilò nella figa di Mira con un colpo lento. Lo mosse dentro e fuori, mentre Thorne continuava a leccarle il culo e io succhiavo il clitoride. Mira venne di nuovo, urlando, il corpo che si contraeva intorno al dildo.
Poi Isolde si alzò, si sedette sulla poltrona, sollevò l’abito.
"Ora servitemi," ordinò. "Mira, leccami la figa. Thorne, leccami i capezzoli - succhia il latte che non ho ancora. Elara, leccami il culo."
Mira si liberò dalle corde (Isolde le aveva lasciate lente), si inginocchiò tra le gambe della regina e iniziò a leccarla: lingua che sfregava il clitoride, entrava profonda, succhiava le labbra. Thorne si avvicinò ai seni di Isolde, succhiò un capezzolo, poi l’altro, il latte che gli colava in bocca. Io mi misi dietro, le separai le natiche e leccai il culo della regina, la lingua che entrava profonda, sfregando la parete interna.
Isolde gemette, le mani nei capelli di Mira e Thorne, spingendo le loro teste contro di sé. Venne forte, il corpo che tremava, il seme che colava sulla bocca di Mira.
Poi si alzò, si sistemò l’abito.
"Queste sono le variazioni," disse. "Ogni volta che entro, vi voglio in ginocchio. Ogni volta, nuove posizioni. Nuovi modi di servirmi. Se disobbedite... la cella. E ci resterete finché non implorerete."
Uscì.
Restammo in ginocchio, ansimanti, coperti di latte e umori.
Mira parlò per prima, la voce bassa ma decisa.
"La regina comanda. E noi obbediamo. Sempre."
Thorne annuì. Io annuii.
Le nuove regole erano iniziate. E la depravazione aveva trovato un nuovo ritmo.
Fatemi sapere se il racconto vi è piaciuto scrivendomi in DM.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il principe - Cap.22 - Le regole della regina:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
